Ritorna lo scaffale di Nimue dopo una lunga assenza dovuta alla mia solita pigrizia!
Il tema di questa settimana (sono settimane lunghe le mie, durano circa nove mesi…) è:
Piccole e grandi solitudini

Haruki Murakami – KAFKA SULLA SPIAGGIA
Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fosse fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia.
…Murakami porta il lettore in una storia incredibile, fatta di colpi di scena silenziosi e domande alle quali non cercare risposta, perché se una risposta c’è, arriverà con un sussurro soffice, senza strepito. Una storia che avvince come un sogno, popolata di ombre che sembrano reali e persone i cui contorni sfumano fino a chiedersi se fossero reali. Un libro indimenticabile e unico.
Per chi non ha paura di guardare nel silenzio.
Stefano Benni – LA GRAMMATICA DI DIO
C’era uno scienziato assai ambizioso e infelice. Era etnologo sociologo criminologo biologo psicologo etologo allologo, e vantava un notevole curriculum. Aveva ad esempio fondato l’antropocinosimmetria, scienza che studiava le somiglianze tra cane e padrone, aveva scoperto una tribù antropofaga amazzonica che si cibava solo di alluci, aveva individuato il cromosoma dell’ateismo, aveva inventato un’automobile a saliva e scoperto che Gesù aveva dodici figli.
Non c’era trasmissione televisiva in cui non fosse apparso.
Ma ahimè, questo non gli era bastato per vincere il premio a cui ambiva, il SuperNobel.
Allora decise che avrebbe fatto qualcosa di unico,: qualcosa che solo lui poteva progettare, sperimentare e tradurre in teoria.
Avrebbe scoperto l’uomo più solo del mondo.
Perciò, dopo essersi a lungo documentato e preparato, partì.
Venticinque Storie di solitudine allegria scritte nella prosa vulcanica e irriverente di Benni che tracciano un quadro del mondo, del nostro mondo, di quello estraneo, del mondo interiore di ciascuno in piccoli dettagli quotidiani, grandi problemi esistenziali e riflessioni ad alta voce. Commovente nel raccontare la solitudine di gesti carichi d’amarezza, graffiante nel mostrare l’egoistico cinismo di gente comune, un libro da leggere in un fiato e da ripensare con calma.
Per chi sa che anche in una canzoncina per bambini si possono celare le più inquietanti allucinazioni.
Mandali via
Mandali via
Quale orror
Che terror
I rosa elefanti nooo.
Thomas Mann – LA MORTE A VENEZIA
Le riflessioni e le occasioni di chi è uso al silenzio e alla solitudine sono più vaghe e al tempo stesso più penetranti in confronto a quelle dell’uomo socievole, e i suoi pensieri più gravi e più bizzarri, né mai esenti da un velo di mestizia. Immagini ed impressioni che altri degnano tutt’al più di un’occhiata, di un sorriso, di un commento scambievole, occupano il suo spirito con smodata intensità, si radicano in silenzio, acquistano significati, si mutano in avvenimento, in avventura, in nuova sensibilità. La solitudine condiziona l’originalità, l’audace e sorprendente bellezza, la poesia, ma condiziona pure il contrario: l’abnorme, l’assurdo, il proibito. In tal modo le apparizioni del recente viaggio – l’orrendo vecchio damerino col suo farfugliare dell’amata, il sospetto gondoliere lasciato a bocca asciutta – inquietavano tuttora l’animo dello scrittore. Senza risultare inaccessibili alla logica, né offrire particolare materia alla meditazione, erano senza dubbio eccezionalmente strane; e proprio questa contraddizione le rendeva inquietanti. Frattanto i suoi occhi salutavano il mare, ed egli provava gioia al pensiero di avere Venezia così vicina. Si voltò alfine, si sciacquò il viso, impartì alla cameriera alcune disposizioni atte ad assicurargli un più comodo soggiorno, e dal giovane svizzero verde vestito che accudiva all’ascensore si fece portare al pianterreno.
Nel capolavoro di Thomas Mann, l’immortale dipinto di una grande storia di solitudine nell’aria livida di una Venezia quasi interiore, nell’eterna ricerca dell’individuo verso l’inafferrabile.
Per chi ama respirare l’arte e ricercare la vita delle pagine scritte.